Proprietà intellettuale difesa.


Illeciti concorrenziali risarciti davani al giudice

Articolo tratto da ItaliaOggi

Quante volte, anche in seguito a controversie di natura pubblicitaria avanti ai giudici civili, le parti chiedono che la convenuta sia riconosciuta responsabile di un illecito concorrenziale ai danni della propria immagine e, conseguentemente, sia condannata al pagamento di un'equa somma a titolo di risarcimento del danno patito?

La delimitazione del danno da illecito è una delle questioni aperte del diritto industriale e concorrenziale, nel quale la pubblicità si trova spesso compresa. Gli indirizzi fin qui maturati, specialmente avanti ai maggiori tribunali, hanno spesso portato alla liquidazione di cifre calcolate sulla base dell'equità. Che il problema fosse aperto se ne ebbe conferma allorché il 30 gennaio 2003 la Commissione europea inviò al Parlamento eu ropeo una proposta di diretti va sul rispetto dei diritti di pro prietà intellettuale, i cosiddetti Ipr, gli Intellectual property rights. La direttiva intendeva armonizzare le diverse legisla zioni nazionali nel colpire la vio lazione dei diritti di proprietà intellettuale, quando tale violazione è commessa a fini commerciali o arreca danno considerevole agli aventi diritto.

La definizione di proprietà in tellettuale accomuna sotto di sé una incredibile quantità di am biti, ma appare del tutto evidente che una delle preoccupazioni maggiori di alcuni settori industriali riguarda la circolazione di file elettronici in rete per il trasferimento di con tenuti audio, video o testuali. La direttiva sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale è stata adottata dalla Commissione il 26 aprile 2004 e la sua versione finale non introduce le sanzioni penali previste dalla proposta originaria, ma mira ad allineare le sanzioni civili e i mezzi di ricorso disponibili nei paesi dell'Unione europea con la "best practice".

In termini pratici, tutti gli stati membri dell'Unione europea dovranno permettere ai titolari di diritti di proprietà in tellettuale, nonché ai titolari di licenze, agli organi di gestione collettiva e agli organi profes sionali di difesa di tali diritti, di richiedere alle autorità giudiziarie dei singoli stati l'applicazione di una serie di mi sure contro la contraffazione e la pirateria. E' quindi quanto mai attuale, e problematica per lo studioso industrialista, la pubblicazione degli atti di un interessante convegno che, su iniziativa del Sispi, si tenne a Castel Gandolfo appunto nelle more del processo di approva zione della direttiva. Il volume contiene gli atti, ed è stato pubblicato nella collana "Scritti di diritto industriale", diretta da Adriano Vanzetti e Giuseppe Sena.

Il volume, dal titolo Il risarcimento del danno da illecito concorrenziale e da lesione della proprietà intellettuale, raccoglie 19 relazio ni dei principali stu diosi della materia (basti citare Giorgio Floridia, Mario Libertini, Paolo Auteri, Marco Ricolfi, Giovanni Guglielmetti, Vittorio Menesini e Alfio Rapisardi), aperti dall'introduzione di Sena e chiusi dalle conclusioni di Paolo Spada.

La linea edito riale del volume, e con esso quella del convegno, è di pro porre e analizzare quale sia la disciplina e la pratica diffusa nel nostro ordinamento in materia di risarci mento da illecito concorrenzia le, abbracciando sia la disci plina dei marchi e brevetti, ma anche quella del diritto d'auto re. Quel che emerge dalle di verse relazioni è un problema di fondo: come qualificare il danno, quali elementi utilizza re per identificare i diversi pro fili di illeciti creati e, soprattutto, come quantificare il risarcimento che il titolare del diritto, o i licenziatari possono ragionevolmente richiedere al giudice?